I filosofi greci e la programmazione

619px-Sanzio_01[1]Ho sempre adorato la filosofia greca.

Sarà stato il fatto che il mondo della filosofia mi si è aperto con lo studio dei filosofi greci, che mi hanno svelato il fascino del pensiero fine a se stesso, sull’uomo e sulla conoscenza. Sarà perché molti elementi sono arrivati fino a noi e li viviamo nella quotidianità come Luciano De Crescenzo ci ha fatto notare nei suoi libri.

O sarà perché c’è un legame tra l’arte della programmazione e il pensiero greco come sembra suggerire questo interessante e originale talk presentato a Strange Loop del 2012, una conferenza internazionale che raccoglie pensatori e professionisti dell’IT.

http://www.infoq.com/presentations/Philosophy-Programming


In questo talk, l’autore Matt Buthcer, ex ingegnere di HP, prova a stabilire un parallelismo tra il pensiero di Platone e Aristotile con i paradigmi della programmazione software, e il risultato è effettivamente affascinante, ed è qualcosa su cui, dopo anni di esperienza nel settore, non avevo mai riflettuto.

Da una parte il pensiero di Platone, con il suo mondo delle idee, il suo Iperuranio, da cui prendono forma tutti gli oggetti nella natura e che ricorda molto, ma davvero molto, i fondamenti della Programmazione Orientata agli Oggetti (OOP)

Dall’altra, invece, Aristotile, per il quale le idee, i paradigmi sono meno importanti, e per i quali è invece importante la dinamica (e non l’aspetto statico delle cose); per Aristotile è importante il modo in cui la Potenza si trasforma in Atto, ovvero il modo in cui le cose cambiano e danno forma al dinamismo; concetti quindi molto vicina alla Programmazione Funzionale, che ormai, con Scala e Java 8, stanno trovando usi continui anche nella programmazione quotidiana.

Idee davvero interessanti e che svelano ancora di più come la programmazione sia un’arte, sia una attività del pensiero molto importante e complessa, e non semplice attività di codifica.

 

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