La complessita’ della realta’ – Cynefin un framework per interpretarla

La vita di chi si occupa di sistemi informatici, di architetture software, di tecnologie è continuamente segnata da problemi da risolvere, o come dicono gli ottimisti, da opportunità. Il detto per cui “La vita è come un libro di matematica, giri una pagina e c’è subito un problema”, si applica a diverse realtà lavorative, e al campo di cui mi occupo in particolar modo.

Quando ho iniziato a lavorare nel 1999, la maggior parte dei problemi in cui mi imbattevo davano molta soddisfazione: analisi e creatività erano strumenti sufficienti per individuare una soluzione. Ed è stato così per molti anni, ma man mano che i sistemi informatici sono cresciute e le sfide professionali sono diventate più complesse, le cose sono cambiate. Al punto che i classici approcci al problem solving in tanti casi non funzionavano più.

E in quest’ultimo periodo ho particolarmente rilevato come, al crescere della complessità della realtà, occorre affrontare i problemi in maniera diversa, e quello che sembrava naturale anche solo fino a qualche mese fa, sta diventando sempre meno opportuno.

E per chi, nel suo piccolo, è cresciuto col metodo deduttivo delle letture di Sherlock Holmes, o col fascino del rasoio di Occam, o con il principio induttivo matematico, sono cambiati molti punti di riferimento.

D’altronde anche la nostra società è sempre più complessa e non siamo più in grado di capire e analizzare alcuni fenomeni; per farlo è necessario sviluppare nuove capacità e nuovi approcci, perché per risolvere un problema, oggi, non basta più essere esperti del dominio, non basta più avere capacità analitiche, non basta più avere capacità decisionali, ma occorrono molti più ingredienti di prima. La realtà non è più lineare, non bastano più un po di equazioni lineari per definire un fenomeno…

Il Cynefin

E qualche mese fa mi sono “imbattuto” in un “agile game” tenuto da Fabio Armani, basato su un framework di nome Cynefin (è un termine gallese, quindi si dovrebbe dover leggere più o meno gunevin). Ho approfondito poi l’argomento in una serie di articoli di Giovanni Puliti su Mokabyte (http://www2.mokabyte.it/cms/article.run?articleId=Y9O-LBZ-XBG-OCZ_7f000001_26089272_a0f7ef9c) ed è stata una rivelazione!!!!

“Il Cynefin framework è un modello interpretativo dei diversi livelli di complessità dei sistemi; esso si basa sull’idea che tutti i sistemi all’interno dei quali abitualmente ci troviamo ad agire possono essere classificati in base a quanto è articolato il sistema interno e al tipo di ambiente in cui il sistema si trova, in un continuum che spazia dall’ordine al disordine; il Cynefin suddivide infatti il mondo in quattro contesti (o domini) di complessità:  dal caso semplice al complicato al complesso al caotico.”

Cynefin

Rimando all’articolo per eventuali ulteriori approfondimenti, ma provo a dare una overview sintetica dei 4 contesti:

Contesto 1: Semplice

Sono i casi in cui causa ed effetto sono fortemente correlati; in questi casi si procede valutando la situazione, classificando il problema e agendo applicando delle best practice note. In questo caso, il processo è ripetibile e il risultato di un’azione è prevedibile.

In questi casi l’approccio gerarchico tipico delle organizzazioni aziendali è importante, perché se l’input arriva dall’alto, allora i tempi di azione e risoluzione sono più rapidi

Contesto 2: Complicato

In questo caso la situazione è più complicata e conta molto il know how di chi deve risolvere il problema; in questo caso la relazione causa effetto c’è ancora, ma è molto meno evidente, e quindi è necessario valutare, fare una attenta analisi in base alle proprie conoscenze e esperienze, quindi suddividere il problema in n sotto problemi per ridurre la complessità e risolvere ognuno degli n sotto-problemi. La somma delle soluzioni è tale da risolvere il problema principale (il tutto è somma delle parti)

E’ il contesto tipico delle realtà industriali e su cui si è costruita la storia dell’organizzazione aziendale: i processi industriali sono divisi in n passi da affrontare e ottimizzare singolarmente, il dividi-et-impera è la filosofia principale usata nelle strategie aziendali.

In questo caso la gerarchia è ancora molto importante, ma  i legami tra le persone, il network oltre la gerarchia, può avere aspetti importanti.

Contesto 3: Complesso

Complesso è diverso da complicato; le equazioni del sistema non sono più lineari, il tutto non è più la somma delle parti, i processi non sono ripetibili e l’output del sistema diventa rientrante e quindi è influenzato da se stesso!!!

Un esempio tipico di sistema rientrante è il corpo di un atleta durante una prova di resistenza: più l’atleta spinge il suo fisico fuori dalla soglia aerobica, più questo produce uno sforzo e quindi acido lattico.  Più acido lattico, più degrada la prestazione. Più l’atleta cerca di contrastare la diminuzione di prestazione, più il livello di acido lattico aumenta e la prestazione degrada. Occorre abbassare il ritmo, recuperare energie, alimentarsi e riprendere. Se non lo si fa, l’organismo arriva al punto da non rispondere più agli stimoli: crampi e crisi di fame portano al blocco (“il muro”).

In questi casi non funziona dividere il problema in n sotto problemi; anzi suddividere il problema potrebbe alterare la realtà (una sorta di principio di indeterminazione di Heisenberg); occorre agire sondando il sistema, raccogliendo informazioni su di esso, su cui poi ipotizzare delle azioni; ma l’attività di probe sul sistema non si deve mai smettere perché il problema non verrà risolto con un’unica azione. Chi conosce la metodologia Scrum riconoscerà il senso della ciclicità, delle retrospettive e del planning.

In questi casi il know how può essere importante ma non è vitale perché la conoscenza del sistema può essere approfondita solo con un continuo monitoraggio. In questi casi la gerarchia è quasi inutile; quello che conta è il network, la collaborazione delle persone che crea una conoscenza collettiva superiore sul sistema.

Questo è il contesto in cui si trovano tante aziende; di per sé non è un dramma, se non fosse per il fatto che l’azienda non riconosce di essere in questo stato e cerca di risolvere i propri problemi applicando le tecniche del contesto 2; questo non fa altro che amplificare il problema, perché le soluzioni immaginate non sono efficaci e le varie azioni messe in campo possono abbassare molto la fiducia dell’azienda (e delle persone) nelle proprie capacità; e quando si intraprendere questo viaggio verso il basso con poca fiducia in sè,  spesso non ci si risolleva (effetto Pigmalione, profezia che si auto-avvera)

Contesto 4: Caotico

In questo caso l’incertezza è massima; siamo nel dominio dell’ignoto; monitorare il sistema ci da pochi elementi, le conoscenze delle persone sono inutili; la gerarchia non sa come muoversi; il network non è in grado di conoscere collettivamente il sistema. Il sistema è così caotico che il battito d’ali di una farfalla in Amazzonia, può scatenare un tornado in Texas.

In questi casi ci sono solo due soluzioni:

  • la prima è scappare: la situazione è ormai compromessa, il progetto ormai sta andando male, in questi casi meglio abortire e cercare di ripartire
  • la seconda è ricorrere al super-eroe, altrimenti detta la fortuna: ovvero all’azione del singolo che agendo in autonomia può individuare, con una certa fortuna, una serie di decisioni con effetto positivo, un super-eroe appunto

Conclusioni

Il Cynefin rappresenta uno strumento utile per classificare i tipi di complessità di un sistema e quali sono le dinamiche comportamentali degli attori che agiscono nel sistema, il modello comunicazione del team e quale è il tipo di atteggiamento funzionale in tale ambito. Esso non dice come si risolve un problema, ma ci permette di capire dove siamo e come agire per cercare una soluzione.

Solo conoscendo la situazione che si vive, possiamo essere in grado di intraprendere tattiche di risoluzione che permettano di ridurre la complessità della realtà.

 

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4 Responses to La complessita’ della realta’ – Cynefin un framework per interpretarla

  1. molte grazie per la citazione. Anche per me il Cynefin è stata una vera e propria rivelazione. Dopo aver giocato a Cynefin Lego mi sono tuffato a testa bassa per oltre un anno a studiare di complessità dei sistemi, evoluzione del pensiero sistemico e altre cose del genere. Di fatto è passato più di un anno e sono ancora a testa bassa. Se sei interessato a qualche spunto ti consiglio di seguirmi su GoodReads.com pubblico di tanto in tanto riferimenti a libri interessanti.

    p.s. si pronuncia gunevin, con la “u” moooolto chiusa 🙂

    • mantuano scrive:

      Consiglio immediatamente accettato 🙂
      L’argomento è estremamente affascinante e illuminante; penso che sbircerò” qualche tuo riferimento su GoodReads.
      Corretta anche la pronuncia (mi sa che devo allora bacchettare Fabio A. 😉 )

  2. gigo scrive:

    Ho scoperto il Cynefin qualche settimana fa grazie ad Antonello che ne ha parlato ad un incontro. La cosa che più di ogni altre mi ha colpito è come il framework abbia modellato la realtà con concetti semplici ed efficaci. Ho cercato di immaginare/valutare come i sistemi su cui lavoriamo ogni giorno sarebbero classificati con il Cynefin e credo che i due contesti interessati siano il Complicato e il Complesso. La differenza secondo me sta nella definizione di “network”. Se come network consideriamo l’insieme di tutti i gruppi di lavoro, direi che il sistema generale è sicuramente Complicato e sta andando verso il Complesso. Se invece con network intendiamo i singoli gruppi di lavoro, non c’è dubbio che il sistema è già fortemente Complesso. In ogni caso concordo che solo attraverso il network si riesce nell’affrontare un certo tipo di sistemi e probabilmente solo attraverso un network maturo e fortemente propositivo si riesce a far “regredire” i sistemi, da Complessi a Complicati ad esempio. La gerarchia probabilmente serve e serve anche tanto, ma non per lo stile command-and-control ma per favorire e stimolare sempre più lo sviluppo di un network consapevole e collaborativo. Le mie considerazioni (forse ingenue) sono strettamente legate al contesto lavorativo in cui opero e sono basate più su un’analisi squisitamente tecnica che non su opportune teorie della complessità.

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